Recensioni
Anastomosi
da Musica Jazz – Aldo Gianolio
da Jazz It – Sergio Pasquandrea
da All About Jazz – Emilio Palanti
Rispetto a qualche anno fa le collaborazioni fra musicisti italiani e internazionali si sono fatte più fitte, sia per la costante evoluzione dei nostri artisti, sia per l’interesse verso il jazz italiano. Ma ha senso chiamarlo ancora così? Forse sarebbe meglio dire almeno jazz europeo, in ogni caso questo disco è un esempio di come a volte gli incastri riescano perfetti.
Stiamo parlando del nuovo lavoro di Biagio Coppa, Anastomosi (registrato nel marzo del 2005 all’Acoustic Recording Brooklin di New York) che si avvale della presenza di quattro esponenti della new wave jazzistica americana, Ralph Alessi, Drew Gress, Matt Mitchell e Shane Endesley.
Siamo di fronte ad un prodotto sicuramente “non facile”, ma Coppa riesce nell’intento di non essere troppo smaccatamente free e lo si sente subito in tutti i cinque brani firmati e arrangiati da lui stesso.
Anche dai titoli del disco si può leggere fra le righe un certa ironia che non va a cozzare però con le lodevoli intenzioni del progetto. Sulle note di copertina si legge infatti che i titoli sono nati così per gioco dialogando sul significato di termini medici: nell’iniziale “Anastomosi” è forte la libertà espressiva dei solisti e in evidenza sono soprattutto Matt Mitchell al piano e lo stesso Coppa al soprano; mentre in “Notala” ad alternarsi a Mitchell ecco accentuarsi l’importanza di Ralph Alessi. Molto interessante la lunga “Periplo”, quasi quindici minuti di viaggio sonoro nel quale la struttura portante è data dalla ritmica incisiva di Gress e Endesley, cha fa da collante per gli eccellenti spunti dei fiati. In “Cronassia” si odono echi Davisiani, specialmente del primo periodo elettrico, mentre il finale, molto d’atmosfera notturna è inserito in “Batmotropo” e chiude perfettamente un disco omogeneo che probabilmente sarà il trampolino di lancio per lavori sempre più suggestivi.
da Jazz Convention – Fabio Ciminiera
Nascere da un’altra parte… è questo, forse, il pensiero, il sogno, ricorrente, negli anni, nella mente di Biagio Coppa. Come può e deve comportarsi, infatti, un musicista che sviluppa la propria attività musicale lontano dai posti, dalle situazioni, dagli ambienti al quale si riferisce?
Il percorso musicale che si sviluppa nei cinque brani di Anastomosi riconduce alle tematiche dei movimenti di avanguardia newyorchesi, all’esperienza di collettivi quali l’M-Base di Steve Coleman. E, in modo molto efficace, Biagio Coppa forma il gruppo con il quale eseguire la musica composta per il disco, scegliendo quattro musicisti (Ralph Alessi, Drew Gress, Matt Mitchell e Shane Endesley) che provengono da New York e da quell’area espressiva che muove dalle tensioni ritmiche e nervose dell’M-Base per arrivare alle sintesi post-storiche di Uri Caine.
Il risultato è in un lavoro dalla forte connotazione stilistica, aperto a repentini cambi di forma e approccio, libero da strutture precostituite ma lontano dall’essere completamente free. Una gestione ritmica presente e ben cadenzata sulla quale si inseriscono gli interventi dei solisti e gli incroci delle diverse linee melodiche e armoniche.
Un aspetto particolare ed interessante del lavoro, sono i titoli scelti per i brani e per il disco stesso. Anastomosi significa, come si legge su Wikipedia, sono le fistole che mettono in comunicazione i vasi sanguigni; Batmotropo, titolo del brano che chiude il lavoro, non si trova neanche su Wikipedia, ma direttamente sui siti di medicina e significa “che rallenta il ritmo del cuore”. Cronassia si scopre essere la larghezza dell’impulso di corrente in grado di produrre una contrazione muscolare. Periplo, circumnavigazione, e Notala sono i due titoli più canonici, anche se si sospettano accenti insoliti e significati reconditi.
Volendo interpretare il lavoro attraverso il significato dei titoli, medici e non, si può rintracciare alcune parole chiave per la musica presente nel disco: rilassamento, aggiramento, scarica breve e intensa, passaggio. L’idea che si può supporre alla base della musica è quella di costituire un flusso sonoro che si diffonde in ogni direzione: la comunicazione è affidata a lunghe improvvisazioni, elaborate e, al tempo stesso, rilassate, a un discorso sonoro diffuso che converge in unisono brevi, nervosi, frenetici. L’idea di fondo è delineare uno spazio ampio per le improvvisazioni sulla base di una ritmica definita: uno spazio ampio, sia per quanto riguarda le scelte sonore che per l’esposizione, la sovrapposizione e la presenza dei solisti. La linea che Biagio Coppa decide di seguire consiste nel lasciare ai solisti una notevole libertà espressiva, all’interno della griglia disposta dalla ritmica e dagli unisono che segnano l’andamento del brano. Una visione che mette in relazione la libertà del solista con una forte presenza di vincoli e strutture.
Come si accennava in precedenza, una parte del lavoro di Biagio Coppa e del suo quintetto consiste nel ragionamento sui suoni: un utilizzo che accondiscende e strapazza lo strumento, un utilizzo che diventa ulteriore mezzo per la libertà espressiva dei musicisti, una maniera che diventa variabile indipendente e risorsa per l’esposizione e lo sviluppo del brano.
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da All About Jazz (.com) – Seamus Seoighe
Italian saxophonist and composer Biagio Coppa writes about his project, Anastomosi: “Both the name of this project venture and those of the various pieces in the CD, are jokes that arose from a chance conversation about the meaning of certain terms contained in a medical glossary. But you know however, how serious games can be sometimes and how they can unexpectedly stimulate new ideas. For Anastomosi, a word that Coppa defines as “roughly, connection, he brings together some cutting edge purveyors of improvised music, including trumpeter Ralph Alessi and bassist Drew Gress as well as Shane Endsley on drums (known to most as a trumpeter). The end result is an album that is indeed playful, jagged, wonderfully composed and yet with enough space to allow the expert improvisers assembled here to do their thing.
The first, and title, track twists and turns with fast-paced shifting of ensemble colors, jagged melodies and polyrhythmic counter-lines pulling the listener along like an undertow that eventually dumps them out into the piano solo by Matt Mitchell. “Notala begins with a purposefully imperfect call and response between Alessi and Coppa, eventually bringing Gress up into the foray as a third voice, the band transitioning into a gyrating 19/4 solo section. Alessi is a musician who you can count on to be in tune with what needs to be played to help move from point A to point B while remaining fresh and surprising, something he demonstrates with his transition back into the solo groove of this piece.
As an eleven-minute song, building up “Notala to a break after five-and-a-half minutes of intense music is just the kind of compositional decision on behalf of Coppa that makes this album fit together so well. The first half of the piece gives time for the band to pick up dynamic complexity with multiple solos and ample ensemble interplay. The break gives the listener a chance to pull back in with their concentration, so that Alessi’s solo is not lost in the mix of the previous two and gives the ensemble itself a little push to climb back up to a higher intensity.
“Periplo opens with some evil bass and drums duo playing, Gress always catching the sharpest edges of Endsley’s drumming. The piece moves into an erratic, multi-layer head with freely improvised lines running underneath and between. Coppa improvises with as much of a consciousness for ensemble sound as he composes with, leaving space for his backers to rise to the fore in just the right places like a chef using spices to accentuate the main course. “Cronassia is dynamically much similar to “Periplo, but featuring Rhodes to change up the timbral mix. “Batmotropo has wide-open spaces left in the rhythm section, leaving room for the improvisers to speak their mind.


